Come funzionava la clessidra di bordo?
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La clessidra di bordo misurava un intervallo di tempo, non indicava da sola dove si trovasse la nave. Sui velieri un orologio a sabbia da mezz’ora poteva scandire il turno di guardia: quando la sabbia finiva, lo si rovesciava e si contava un altro intervallo. Quelle mezze ore servivano anche a ricordare quando erano state rilevate rotta e velocità. Il nome comune è «clessidra»; per lo strumento a sabbia, il Museo Galileo usa il termine più preciso «arenario».
Che cos’era la clessidra di bordo?
Due ampolle di vetro comunicavano attraverso un foro stretto. Sabbia fine, o un altro materiale granulare, scendeva dall’ampolla superiore a quella inferiore. La quantità di materiale e il passaggio tra le ampolle determinavano la durata prevista; una volta vuotata la parte alta, si capovolgeva lo strumento per iniziare un nuovo intervallo. Un esemplare del Settecento conservato dal National Maritime Museum di Greenwich è tarato su trenta minuti e ha ancora il suo supporto in legno.
Perché si girava ogni mezz’ora?
In un sistema di guardie documentato dal Museo Galileo, otto intervalli da mezz’ora formavano un turno di quattro ore. Il vetro richiedeva attenzione: qualcuno doveva accorgersi che la sabbia era finita e rovesciarlo al momento giusto. Contare gli intervalli era più utile, nella routine del turno, che immaginare la clessidra come un orologio con lancette.
La mezz’ora, però, non descrive ogni esemplare. A Greenwich è conservato anche un orologio a sabbia da quattro ore, con un anello che permetteva di appenderlo per attenuare gli effetti del moto della nave. Gli strumenti avevano durate diverse secondo la funzione: parlare della «clessidra di bordo» come di un unico modello sarebbe impreciso.
Che c’entravano la campana e l’indicatore?
Il tempo misurato doveva essere comunicato a chi lavorava sulla nave. Sul Cutty Sark, veliero dell’Ottocento, la campana segnava il passare di ogni mezz’ora: i colpi aumentavano fino a otto alla fine della guardia. È un esempio concreto di una nave e di un’epoca, non la prova che tutte le flotte abbiano seguito sempre la stessa usanza.
Esistevano anche strumenti per rendere visibile il conteggio. Una scheda del National Maritime Museum descrive un indicatore di guardia senza meccanismo: la sua lancetta veniva spostata a mano ogni volta che si girava il vetro da mezz’ora. Il dettaglio mostra quanto il passaggio del tempo dipendesse dall’attenzione delle persone a bordo.
Come aiutava a seguire la rotta?
Il tempo entrava nella navigazione stimata, cioè nel calcolo approssimativo del percorso a partire da direzione, velocità e intervallo trascorso. La bussola dava la direzione; il solcometro aiutava a stimare la velocità. A ogni mezz’ora, il timoniere poteva registrare i dati su una tavoletta chiamata mostrarombi.
Un esemplare descritto dai Musei di Genova porta una rosa di trentadue direzioni, con otto fori per ciascuna. Al segnale della clessidra si inseriva un piolo per ricordare la rotta seguita e un altro per la velocità rilevata. Al cambio della guardia, questi segni permettevano di trasmettere le informazioni e ricostruire il cammino della nave. La tavoletta non dava una posizione esatta: vento, corrente e velocità variabile rendevano la stima incerta.
Era la stessa ampollina del solcometro?
La funzione era simile, ma la durata poteva essere molto diversa. Una clessidra da mezz’ora scandiva la guardia; per misurare la velocità con la sagola del solcometro serviva invece un intervallo breve. Per le navi del XV e XVI secolo, il Museo Galileo cita un arenario da circa trenta secondi: durante quel tempo si contavano i nodi della sagola che scorrevano fuori bordo. Non bisogna quindi confondere il conteggio delle mezze ore con la prova di velocità.
Quanto era precisa?
La clessidra segnava un intervallo previsto, ma non era un cronometro perfetto. Il Museo Galileo ricorda che lo scorrimento poteva risentire della stabilità dello strumento, della temperatura e dell’umidità; inoltre bisognava girarlo puntualmente. L’anello del vetro da quattro ore conservato a Greenwich permetteva di appenderlo proprio per ridurre l’effetto del movimento della nave. Un piccolo errore, ripetuto lungo una traversata, si sommava alle incertezze di rotta e velocità.
In sintesi
La clessidra di bordo dava un ritmo al lavoro: segnava le mezze ore di molte guardie, aiutava a registrare i dati della navigazione e ricordava quando passare le consegne. Esistevano però vetri di durate diverse, compresi quelli brevissimi impiegati con il solcometro. Per capire che cosa facesse un esemplare, conta la sua funzione sulla nave più della sola forma a due ampolle.
Fonti
- Museo Galileo, «Clessidra e arenario»
- Museo Galileo, «Navigazione stimata»
- Museo Galileo, «La misura del tempo»
- Musei di Genova, «Mostrarombi o Tavoletta del Timoniere»
- Royal Museums Greenwich, «Hour-glass», AST0089
- Royal Museums Greenwich, «Hour-glass», AST0090
- Royal Museums Greenwich, «Cutty Sark Ship’s bell»
- Royal Museums Greenwich, «Watch indicator», ZAA0077
- Treccani, «Clessidra»